Ero un altro, prima

Una vecchia storia, la stessa, sempre nuova, prima non eravamo, e adesso...sì.

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venerdì, 30 settembre 2005

Readers on the storm. Bombardati da centinaia (non voglio esagerare) di uscite editoriali costanti (i soli Lucarelli e Camilleri potrebbero sfamarci per un ventennio) i poveri lettori DOC annaspano nel tentativo di non lasciarsi sommergere dalla marea. Grazie al tam tam riescono ad evitare gli scogli più pericolosi ma incappano lo stesso a volte in oscuri capolavori (da un lato) che nessun confidente ci consiglierà mai e a volte in solenni fregature che però, non sia mai detto, qualcosa regalano sempre. Javier Marìas, nei due libri che ha dedicato alla sua carriera universitaria inglese, La nera schiena del tempo e Tutte le anime, racconta tra l'altro, delle sue esperienze come frequentatore di librerie dell'usato (parlare di antiquariato sarebbe eccessivo). Presumo siano le stesse che, più di vent'anni fa, ho frequentato anch'io per più estati consecutive. Rifugi di peccatori, luoghi di nascondimento, preziose miniere di doni inattesi, l'odore che emanava da quei scaffali aggiungeva un tocco di magia ai preziosi ritrovamenti. haringblog3Il libretto della versione fonografica di brani del F.Wake letti dall'autore, una antica versione della Terra desolata, tutte le opere di Ibsen a prezzo stracciato, la prima edizione della biografia ufficiale di Joyce scritta da Harry Levin nel'41 e stampata a Londra su carta di fortuna (durante la guerra),ecc ecc. erano insuperate emozioni incomprensibili ai più. E oltretutto, viste le mie non eccezionali possibilità economiche dell'epoca, ogni libro comportava un sacrificio che arrivava a pranzi e cene fatti di un solo frutto, di solito una nettarina. Avvicinarsi oggi ad una libreria per un libro appena uscito, con la possibilità di spendere cifre prima impensabili mi mette poca felicità e molta nostalgia. Torneranno mai quei tempi? Mi sa mi sa mi sa di no.

Postato da: FMP a 12:50 | link | |

giovedì, 29 settembre 2005

Alberto Manguel ha scritto una disorganica storia della lettura ed è partito dalla sua esperienza personale di lettore solitario (ci somiglia) e di autorevole lettore ad alta voce di J.L.Borges, nell'Argentina di parecchi anni fa. Molte sue riflessioni sono condivisibili e soprattutto è condivisibile la leggerezza e la spaesatezza con la quale espone il suo pensiero : non è il libro di uno scrittore ma di un lettore perso dietro ai propri sogni e pensieri. E' un libro di chi non vuole trovare nulla di nuovo, di quello che non vuole percorrere sentieri rettilinei ma preferisce quelli interrotti  e impervi. E' il libro di chi si muove rizomaticamente come rizomatica è la lettura che stabilisce connessioni, inevitabili, tra libri e autori distanti secoli e trova che le pagine dell'Artusi rimandano a Cervantes, e viceversa. Come dice Eco i libri si parlano tra loro, questo grazie a lettori che li mettono in comunicazione a loro insaputa. E' il gioco della vita, anche se a volte la vita sembra rimanere fuori dalla porta quando si è totalmente immersi nella lettura.Haringblog2 E' il gioco supremo : montare e smontare vite altrui, personaggi, scenari, ricombinarli a propria immagine e somiglianza. Ecco adesso sono alla corte del Re di Francia e un attimo dopo in una cella dell'Inquisizione nella Platea Marittima a graffiare un muro per lasciare segno del mio passaggio. Chi leggerà saprà perchè sono stato qui. Un attimo dopo mi alzo in volo verso l'isola che non c'è. E scompaio per sempre dalla vostra vista.

Postato da: FMP a 07:33 | link | |

mercoledì, 28 settembre 2005

Cap. X ovvero "a portrait of the reader as a writer"

Ci abbiamo tentato tutti. E tutti abbiamo fallito. Perchè? Perchè siamo troppo intelligenti e sappiamo che tutto quello che possiamo scrivere, da lettori smaliziati, fa schifo. Il vero scrittore non si pone questi inutili scrupoli. Scrive, pubblica e basta. Il libro è frutto di scrittori stupidi ed editor intelligenti che mai si azzarderanno a provarci in prima persona preferendo sempre l'interposta. Avete mai sentito dire di un lettore che dopo una vita trascorsa accanto ai miti del panorama letterario mondiale, dopo aver cullato volumi di letteratura russa, francese, cinese, anglo-americana abbia sfornato un capolavoro?soglia1 Mai. E' un assioma inconfutabile. Troppo il rispetto nei confronti della pagina scritta. Cosa ci resta, allora? Ammirare, da lontano, con sostanziale disprezzo, l'opera degli emuli indegni dei grandi del passato che fu. Il nuovo Joyce e il nuovo Hemingway che a braccetto si presentano ai premi letterari e tranciano giudizi sui colleghi, che non hanno mai letto. Il trucco è tutto lì : mai leggere quello che scrivono gli altri, se non di sfuggita. Le letture approfondite impediscono al lettore di trasformarsi in uno scrittore decente. E' un dramma. E' una croce. Ed è, anche, una delizia.

Postato da: FMP a 08:00 | link | |

martedì, 27 settembre 2005

Intermezzo terzo ovvero se fossi diverso da come sono...

Non sono sinceramente portato alle aperture. Scacchistiche e non. Se vedo un gatto o un cane ferito per strada ci penso bene prima di soccorrerlo, ma anche per gli umani è lo stesso. Non credo sia cattiveria (amo gli animali, grazie a Dio) ma soltanto difficoltà eccessive nel rapportarsi al mondo. Quando mi dicono cosa devo fare svolgo il mio compito egregiamente, ma sono privo di iniziativa. L'azione non è il mio forte. E' così un pò per tutto. Le rare volte in cui mi sono trovato a guidare un gruppo, in qualche gioco di ruolo o all'interno di corsi di formazione, mi sembra di aver sopperito bene alle mie mancanze ma non è roba mia fare il traino.Lampadario Tutto questo per dire che...come i gattini allevati nella bambagia di una comoda casa non hanno le qualità feline del gatto vissuto in strada, allo stesso modo gli scarsi input ricevuti in gioventù hanno acuito i miei handicap comportamentali. Parte della colpa o del merito è proprio delle letture. I miei genitori hanno tentato, fallendo, di staccarmi dai libri ma con scarsi risultati. Avrei avuto bisogno di genitori diversi? La colpa è tutta delle celluline grigie o l'ambiente ovattato ha giocato un ruolo importante nella mia asocialità letteraria?

Postato da: FMP a 08:42 | link | |

sabato, 24 settembre 2005

Chi sei? Nessuno.

Chi sei? Uno qualunque.

Chi sei? Un re di un’isola lontana.

Chi sei? Non uno, ma molti.Rosa3

Immagino che i compagnetti di gioco o di scuola del piccolo Ulisse, figlio del re Laerte (il boss dell’isola), lo abbiano chiamato così per  facile contrappasso,“utìs”, storpiandogli il nome come fanno, con sottile perfidia, tutti i bambini del mondo. E nel momento supremo che deciderà, come altre volte nella sua vita, il percorso che la Parche hanno tracciato per lui, riprende il vecchio infantile soprannome : ”nessuno”, sempre.

E’ un altro dai Feaci, è un altro quando si ripresenta ad Itaca dopo vent’anni (sotto mentite spoglie), è un altro sull’isola di Filottete, è un altro per recuperare il riluttante Achille, è un altro nascosto dentro il cavallo: non è mai se stesso, con la tipica insicurezza e diffidenza dell’astuzia. Diventa, o torna ad essere, Ulisse nell’inferno dantesco, gettando la maschera e trovando alla fine il coraggio della sfida. “Polùtropon” è il vocabolo con cui lo bolla Omero nel primo verso del libro a lui dedicato, “multiforme”, dalle mille maschere, si potrebbe dire, il primo caso di “uomo che non voleva essere se stesso” nella storia della letteratura occidentale.

Postato da: FMP a 20:26 | link | |

giovedì, 22 settembre 2005

Io mi chiamo FMP. O io sono FMP? C'è una leggerissima differenza. Se fossi morto già due volte sarebbe semplice rispondere e invece, dopo aver perduto tutti gli agi di una gioventù spensierata e libera, ho perduto (soltanto!) nome, famiglia e lavoro in una sola volta. Don E.P. mi consiglia, nel raccontare delle mie strane faccende ( a discapito di un barbone rossiccio e di un naso quasi inesistente), di ispirarmi a grandi modelli del passato (forse fa dell'ironia a buon mercato) come Boccaccio e Bandello e mi suggerisce altresì il mio nuovo nome, A.M., torinese di nascita. Torinese...a mmmìa?!? rosaCome potrei passare io per torinese col mio accento e le mie trovate così sicule e isolane? Certo, è vero, se proprio si deve scegliere una vita meglio sceglierne una quanto più possibile distinta e distante dalla nostra. Insomma cercherò, come posso, di raccontare la mia vicenda e visto che non è mio costume di meditare troppo su quello che devo dire...uffa....maledetto Copernico...la butterò giù come viene. Coraggio. Dunque. Avanti! Cominciamo!

Postato da: FMP a 08:17 | link | |

mercoledì, 21 settembre 2005

Cap. IX ovvero la crisi d'identità

Ero un altro. Ero un altro. Ma chi? E chi sono diventato, dopo? Ero un adolescente timido, riservato (troppo), scostante, pochissimi amici, di quelli che non danno confidenza a nessuno e rifuggono le occasioni di incontro e di festa. Sono diventato, sono diventato...cioè...sono rimasto uguale, se non peggio, da questo punto di vista. Mi stupisco, anzi, che ci siano alcune (poche) persone a sopportarmi e resto convinto che la mia condizione ideale sia la solitudine dell'isola deserta. E allora cosa cambia tra "prima" e "dopo"?rosa1 Forse il cambiamento sta solo nel "durante", quei meravigliosi e stupefacenti momenti nei quali tutto quello che succede intorno svanisce e ci sei solo tu e le pagine che hai davanti. Fuga dal mondo? Misantropia? Disumanità? Bookaholic?Può darsi...il fatto è che ho tentato di essere diverso ma...come diceva lo scorpione alla rana...si vede che è nella mia natura, essere così. 

Postato da: FMP a 11:19 | link | |

martedì, 20 settembre 2005

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse. Raggiunto lo scopo, la meta, il fine ultimo(  τέλος, cit.) i due amanti possono riporre, per qualche ora, il libro galeotto. Galeotto nel senso che per loro (Francesca, "anzi Franceschina, che così era chiamata", da Polenta e Paolo Malatesta, rampolli delle  famiglie più importanti di Ravenna e Rimini del tempo) il libro svolse la stessa funzione di "sensale" che Galehaut svolge nella vicenda (narrata nel libro) tra Lancillotto e Ginevra. Il libro e il suo autore sono due ruffiani, a detta di Dante. E qui si insinua che il libro possa servire ad un compito finora poco sfruttato : fare da tramite tra due amanti. Avete mai visto una donna che regala libri ad un uomo? Si tratta di un evento molto raro. Finora il libro galeotto è prerogativa maschile. Certo a volte si prendono solenni cantonate, chè il libro va scelto con molta oculatezza. Uno dei primi libri che regalai alla mia sedicenne ragazza è stato "Il rapporto Hite"(erano i magici anni '70), che a ben vedere non era proprio la scelta migliore tenuto conto della mia somma ingenuità all'epoca, e anche della sua, di lei.rosa2 Sicuramente un amore al tempo del colera, un gabbiano J.L., un cent'anni di solitudine sarebbe stata scelta più opportuna. Le mie scelte sono sempre state troppo intellettuali e poco di cuore, purtroppo. Comunque se volete accettare un consiglio buttatevi sui libri d'arte o di fotografia. Farete un figurone, vi metterete in mostra alla grande e il successo sarà quasi assicurato. Buon libro galeotto a tutti!

Postato da: FMP a 07:33 | link | |

lunedì, 19 settembre 2005

C'è un personaggio straordinario ne "La nausea" di Sartre che viene indicato con un soprannome: l'Autodidatta. Costui ritiene, tra l'altro, che la sua elevazione intellettuale, sociale e morale passi per una acquisizione di conoscenze libresche che, procedendo per accumulo, lo porteranno alla fine ad essere la persona che non è (e che non sarà mai). Smentendo l'assunto iniziale dobbiamo dire che a volte la lettura insistita non solo non aggiunge nulla al lettore ma addirittura toglie.Carini2 L'Autodidatta frequenta una biblioteca (la stessa frequentata dal protagonista del libro, uno storico di fama) e questa frequentazione e le conseguenti letture sistematiche gli fanno ritenere di essere un collega dello storico, un suo pari perchè la mera vicinanza al manufatto librario dovrebbe di per se farlo risplendere di luce non sua. Purtroppo non è così. I libri non somigliano a noi se noi non somigliamo a loro. Chi dovesse ritenere ( e sono tanti) che il libro si lasci avvicinare e manipolare per consentirci di scalare la società nella quale viviamo si disilluda. Se proprio si vuole primeggiare credo sia molto più utile, oggi come oggi, giocare in borsa.

Postato da: FMP a 06:54 | link | |

venerdì, 16 settembre 2005

Bonanno-SclafaniCap.VIII ovvero perchè leggere un libro quando è così bello sognarlo soltanto?

In un giallo che ho letto da poco trovo questa frase che, pur avulsa dal contesto trilleristico, funziona bene di per se: "S. avanzò tra file di uomini e donne che leggevano e scrivevano, domandandosi per quale motivo la gente passasse tanto tempo china sui libri quando esistevano migliaia di altre cose da fare." Già. Le crisi che ogni tanto prendono il lettore patologico includono ovviamente questa domanda cruciale, che poi ne sottende tante altre : ma che leggo a fare? A parte il fatto che (come diceva quello...) gli scrittori sono milioni e io sono da solo a sopportare il loro lavoro indefesso ma, oltretutto, non ho davvero niente di meglio da fare? A dire il vero a volte no, cioè non ho di meglio da fare. Altre volte invece...Ad esempio. C'è stato un periodo i cui leggevo libri su libri in ufficio. Lo so, lo so che non si fa ( si parla di tempi morti, ovvio, non leggevo a tempo pieno) ma il motivo per cui lo facevo era nobile (diciamo). La situazione che si era venuta a creare, la tensione e i litigi che quotidianamente avevo con colleghi e dirigente erano tali che l'unica maniera di sopravvivere era estraniarsi dal contesto, cercare di essere altrove pur non potendo materialmente fuggire via. Il libro era (a mò di "accidental tourist") una difesa, uno scudo protettivo contro le aggressioni indebite del mondo-universo circostante. Mi rendo conto che, al di là del momento contingente, troppo spesso, nella mia vita, è stato così.

Postato da: FMP a 08:35 | link | |

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