Ero un altro, prima

Una vecchia storia, la stessa, sempre nuova, prima non eravamo, e adesso...sì.

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venerdì, 28 ottobre 2005

Appendice ottava ovvero in fila per due

 

Uno dei grattacapi più grossi del  lettore patologico è lo spazio. Che dovrebbe entrarci poco col tempo e con altre variabili e invece gioca un ruolo determinante.  Il lettore patologico acquista libri ad un ritmo fisiologicamente superiore alle sue possibilità di smaltire quanto accumula e questo crea, come si è già detto, innanzitutto, un senso di frustrazione nel trovarsi, disponibili, tanti bei libri da leggere, d'altro canto il problema è quello di trovare lo spazio per aver a portata di mano le opere che si reputano più importanti. Il massimo sarebbe di poter disporre di librerie con scaffali e ripiani separati per ogni argomento tipo: qui la letteratura dei classici antichi, lì i libri di stregoneria e fattucchieria, qua i libri sui cantautori, là quelli di Joyce, più su gli spartiti musicali, più in alto ancora le riviste e i libri di cucina e via continuando per circa duecento ripiani. Subito dopo, resosi conto della assoluta impossibilità di disporre di quelle centinaia di ripiani che servirebbero, ricorre al vecchio trucco della nuova libreria. alba27 ottobre3Il tempo di essere piazzata e la nuova libreria è già riempita all’inverosimile. Quella successiva idem. Poi lo spazio per nuove librerie si esaurisce. Di smaltire qualcosa non se ne parla nemmeno e allora, dopo aver cercato i più sottili sotterfugi, si ricorre al trucco della “doppia fila”. Ovviamente in primo piano staranno le cose più belle, rappresentative, utili e dietro quelle che al momento si ritengono meno importanti. Viene però il momento , dalle 10 alle 20 volte al giorno, che si ha bisogno di quel vocabolario greco, di quel libro sul francescanesimo delle origini, di quell’opera sulla Kabbalah, di quella monografia sul cinema trash degli anni’70 che stanno dietro preceduti da altra roba, sormontati da altri libri, e anticipati da una fila di fragilissimi cd musicali e non. Le acrobazie a cui si deve ricorrere (tre volumi del Touring club son in una mano, due tomi di letteratura italiana di Sapegno nell’altra, in mezzo alle gambe la monografia di Berenson sul Lotto, tra i denti stringo un libro dell’Artusi e con l’altra mano…quale altra mano???) si risolvono solitamente in tragici scatafasci di tutto quello che si deve rimuovere (tenendo conto del fatto che ormai tavoli, comodini,  cassetti, armadi, tavolo del computer, ecc. sono pieni zeppi, e che ogni superficie piana è già occupata). Il povero lettore non solo non riesce trovare più nulla ma sconsolato si siede in terra e piange sui suoi cocci, sul suo latte versato e sulla malattia cronica che lo affligge. Poi, quando riesce a calmarsi un po’, tira fuori un giallo spagnolo, lo apre, si immerge nella lettura e ritrova un po’ di serenità.

Postato da: FMP a 11:44 | link | |

giovedì, 27 ottobre 2005

Oggi mi sento così...e dopo aver letto su XL  cretinaggini mal tradotte sui Radioh. anche peggio...

alba27 ottobre6

Postato da: FMP a 08:02 | link | |

mercoledì, 26 ottobre 2005

Appendice settima terza parte

Terzo dei tre. Pare che milioni di inglesi di tutte le età siano impazziti per queste storie negli ultimi cinquanta e passa anni. Io ne sentii parlare per la prima volta alla fine dei ’70 per un disco solista di Steve Hackett (comprai anche il relativo 45 giri mi pare…e qui si capisce bene la mia giurassicità…) e questo nome ha mantenuto per anni un’aura di mistero fantasy che mi ha fatto immaginare scenari simili a quelli dei vari Signori degli anelli e in tempi più recenti Harry Potter. In verità la storia che c’è dentro il primo dei sette volumi che costituiscono questa saga (la mia edizione italiana è in tre tomi, ma ne è appena uscita una in unico volume!) è a prima vista delle più banali. Due ragazzi, Polly e Digory, si perdono in una vecchia soffitta e da lì capitano nell’antro di un mago (che poi è lo zio di Digory...“Il nipote del mago” è il titolo di questo romanzo, il primo della saga), punto di partenza di mirabolanti, incredibili, inimmaginabili avventure misteriose.Gala1 Il “magico” mi ha sempre incuriosito, da giovane compravo Il giornale dei misteri, mi interessavo alle voci Raudive, studiavo Allan Kardec, Madame Blavatsky (via Yeats), Eusapia Palladino, gli Ufo in Italia, le sedute spiritiche di un famoso gruppo fiorentino, Gustavo Rol, ecc. ecc. L’argomento ha sempre suscitato il mio interesse per cui queste storie dovrebbero interessarmi senonchè…ormai sono smaliziato da letture più impegnative e da film che ci hanno mostrato mondi immaginari meravigliosi e coloratissimi. Quelli descritti qui, al confronto, sono in bianco e nero, e un po’ sbiadito per giunta. Anche qui, andando avanti nella lettura, vedremo se la prima impressione sarà la stessa che avrò alla fine.

Per chi fosse interessato, i tre libri di cui si è parlato sono:

 1) Nicole Krauss - La storia dell’amore - Guanda

 2) Asa Larsson -Tempesta solare - Marsilio

 3) C.S.Lewis - Le cronache di Narnia - Oscar Mondadori

Postato da: FMP a 07:41 | link | |

martedì, 25 ottobre 2005

Appendice settima, seconda parte.

Secondo libro, dei tre. Necessaria premessa.  Una casa editrice veneta decide che, siccome gli svedesi si danno tutti del tu (con poche eccezioni), nella traduzione italiana di un giallo svedese, in barba a tutte le regole della traduzione, i personaggi devono darsi del tu. Senza nessuna avvertenza, come sarebbe stato più corretto. Ci lamentiamo presso l’editore (quel CI sarebbe complicato spiegarlo…un’altra volta) e nel secondo volume dello stesso giallista spunta una spiegazione della scelta fatta. Bella idea….senonchè o il traduttore ogni tanto si addormenta, ovvero qualche capitolo viene assegnato ad altro traduttore e l’editor non ci sa fare( e il correttore di bozze nemmeno) e va a finire che la regola viene applicata una volta si e una no. Alba 24 ottobreIl lettore patologico, che come abbiamo detto ha tante fisime, comincia a leggere ‘sti gialli facendo le pulci al traduttore e il piacere della lettura ingenua va a farsi benedire. Nei gialli di Persson viene applicata, a membro di segugio, la stessa regola. In questa terza serie di gialli, stesso editore e stessa “scuola” svedese, la regola è disattesa. Perché? Mah…Comunque…Questa storia è ambientata tra Stoccolma e la Lapponia, l’autrice è una donna e le due protagoniste (un avvocatessa e una poliziotta) pure. Un giallo svedese al femminile, quindi e già questo è interessante. Nelle prime due pagine viene presentato in maniera volutamente ellittica il truce delitto, che viene poi precisato nelle pagine successive insieme alla descrizione dei personaggi di contorno. Finora (una cinquantina di pagine ) tutto fila liscio. Vedremo come va il resto della vicenda. (continua)

Postato da: FMP a 07:44 | link | |

lunedì, 24 ottobre 2005

Appendice settima ovvero attenti al gradino.

Ieri sera mentre stiravo jeans e magliette ( che qui si indossano ancora le magliette, eh?) ho pensato al post di stamattina ( chè è più facile scrivere un post che stirare, beninteso). Il problema, come per tutto, è l'"inizio". Perchè ( sempre di libri parliamo, tranchi) si entra in un libro poco alla volta, con discrezione, stando attenti al primo gradino; le prime pagine, il primo capitolo sono la condizione primaria che determina buona parte dell'immagine che poi si avrà della storia che stiamo leggendo. Queste letture "iniziatiche", impressionistiche, ti buttano dentro le vicende o ti buttano fuori, a volte, anche da un buon libro. Per adesso ho per le mani 8 libri, seguiti ad una prima scrematura dei trenta che occhieggiano dallo scaffale (denominato "le-cose-che-devi-assolutamente-leggere-dopo-aver-finito-il-libro-che-porti-in-giro" ) e che si sono ulteriormente ridotti a tre, un numero che si può ancora gestire. Quello che ho davanti in questo momento l'ho comprato venerdì pomeriggio, insieme ad altri quattro, due che erano un regalo di compleanno per la mia mamma e due che attenderanno ancora un pò il loro turno. haringComincio a leggere la prima parte del libro, capisco che si tratta di una vicenda ambientata in America, che riguarda un ebreo europeo, ivi emigrato, che si tratta delle ultime parole che sta scrivendo, il libro che gli sopravviverà, chè questo è ormai la sua vita...sopravvivere. Una vicenda che mi ricorda per certi versi l'impostazione de La versione di Barney, anche qui un ebreo americano, ma ad un certo punto si capisce che le due storie non sono affatto identiche e che la vita e le vicende di Leo Gursky, sono quelle di un intero popolo, quello della diaspora seguita all'ultima guerra, e, trattandosi del popolo eletto, la metafora della vita (e dell'amore) riguarda l'intero mondo universo...(continua)

Postato da: FMP a 07:03 | link | |

giovedì, 20 ottobre 2005

Appendice sesta ovvero "posso darti un consiglio?"

Ieri LEI mi ha chiesto un consiglio di lettura. Sul momento, nonostante il garbo e la leggerezza della richiesta, mi sono fatto un mucchio di scrupoli perchè il lettore patologico ha tante fisime. Tra l'altro quella di aver un rapporto paranoico con i suggerimenti e i consigli. Il lettore diffida dei commessi delle librerie che non solo  ritiene parecchio più ignoranti del supposto ma lo spingerebbero, con la proposta di uscite ovvie, a deviare dai percorsi canonici e stabiliti. Ovvero lo costringerebbero a scelte quasi codificate quando il bello dell'andar per libri consiste per l'appunto nel non aver percorsi obbligati ma zigzaganti e imprevedibili. Preferisce gli scaffali che danno poche indicazioni sui contenuti e considera orribili le librerie che espongono la merce in rigoroso ordine alfabetico. Diffida alquanto e altresì dei consigli di lettura delle riviste non specializzate, quelle che si trovano sui magazine per intenderci, condensate in poche e spiritose righe buone soltanto per capire se si tratta di un libro di piccole o grandi dimensioni. Stella3Odia allo stesso modo la sciatta noncuranza di chi giudica un libro dopo averlo brevemente sfogliato. L'antica attenzione con cui ha letto in passato le riviste specializzate tipo L'indice o la versione italiana della N.Y Review lo ha convinto che quelli che ti raccontano i libri per filo e per segno, come il Baricco di Pickwick che preso dalla foga della passione ti diceva pure chi era l'assassino del giallo in questione, andrebbero passati per le armi seduta stante. Per cui è arrivato in vecchiaia ad adorare l'alea della scelta, la casualità dell'incontro, l'accenno ellittico e impreciso, il consiglio dato con delicata ritrosia, il gioco del "ti dico e non ti dico" che lascia balenare gli elementi che potrebbero attirarlo ma gli preclude le certezze sgradite e vincolanti. Pencola così tra un "lo prendo o non lo prendo", su cui poi si gioca tutto il piacere dell'avvicinamento all'obiettivo, fino a quando scatta la molla giusta e solo allora....il gioco è fatto!

Postato da: FMP a 11:20 | link | |

mercoledì, 19 ottobre 2005

Appendice quinta (II parte)

Dopo aver superato varie forche caudine burocratico-amministrative mi avvicino al bancone dei prestiti.
 -"Vorrei prendere questa monografia della Sricchia Santoro su Antonello" .
Lei soppesa il libro, lo sfoglia un pò tutto, lo annusa quasi.Stella3
-"Non è possibile".
-"E perchè?".
-"E' illustrato".
-" E che vuol dire?".
-" I libri illustrati non possono essere dati in prestito".
-"Guardi che ho preso la settimana scorsa il catalogo della mostra su Caravaggio dell'81".
-"Mi dispiace"
-"Guardi che è il decimo libro illustrato che richiedo. Ho preso e restituito in pochissimi giorni libri sui caravaggeschi, su Memling, un altro su Antonello"
-"La regola è questa. Niente prestiti per i libri illustrati."
-"Guardi che sono un suo collega. Lavoriamo per la stessa amministrazione, stesso assessorato"
-"Mi dispiace lo stesso".
-"Ma scusi...e tutti i colleghi che mi hanno dato i libri d'arte in prestito prima d'ora?"
-"Hanno sbagliato".
Mi riprendo, con foga forse eccessiva, il cedolino della richiesta, e vado via bestemmiando a bassa voce.
Morale della favola? Non ho mai più messo piede lì dentro. Peccato.
La sala di lettura da quel giorno è stata un pò più vuota.

Postato da: FMP a 16:09 | link | |

martedì, 18 ottobre 2005

Di libri, cinema, musica, mostre, ecc. si continua a parlare, in maniera spesso poco comprensibile, anche qua.

Postato da: FMP a 11:14 | link | |

Appendice quinta ovvero i ragazzi dello zoo di...

Il lettore patologico, inutile negarlo, è un solitario ma in rari casi, di solito in primavera, sente il richiamo del branco e cerca compagnia. I luoghi deputati sono le librerie, in primo luogo e in seconda battuta le biblioteche. In questo secondo caso, lo sforzo di recarsi in una struttura di solito fuori mano, mal riscaldata in inverno e una sauna in estate, con attese lunghissime dopo ricerche faticosissime ecc. ecc. attesta certamente una volontà tale da superare qualsiasi ostacolo per ottenere un risultato minimo. In questi luoghi meravigliosi e disastrati, sorte di zoo o di bibliosari per casi disperati, si trovano i libri che avete sempre sognato ma non avete mai osato chiedere : opere fondamentali sui mulini ad acqua della Val Brembina, tomi pesantissimi e costosissimi sui manoscritti dello scrittore Molabotti, la rarissima biografia della poetessa inglese Annette September e via cantando. Haringblog9Ma la cosa più bella, in questi ameni giardini della cultura, è la fauna locale. Si aggirano infatti altri loschi figuri, simili e diversi rispetto all’originale lettore patologico. Ci sono quelli che girano tra le scansie in cerca del “loro” libro, che non troveranno mai. Ci sono altri che girano tra i tavoli guardando con curiosità e avidità i libri che gli altri hanno scelto riservandosi di consultarli loro nei giorni successivi. C’è uno sommerso dai libri, con due barriere, costituite da pile di libri, che lo proteggono, a destra e sinistra, dagli sguardi e dalla curiosità degli altri patologici. Ci sono quelli che, già in gruppi scelti, confabulano incessantemente, poco curandosi degli sguardi di riprovazione degli astanti. Un altro ancora nasconde sotto una borsa una bottiglietta di liquido rossastro dalla quale, furtivamente, chè sarebbe vietatissimo, beve di nascosto. Si litiga coi distributori. Si fotocopiano libri ormai esauriti da millenni. Ci si ispira per scrivere il libro della vita osservando per interminabili minuti il soffitto a cassettoni, che avrebbe bisogno di un poderoso restauro. Conosco uno che, per la disperazione, dopo anni di assidua frequentazione, uscì dalla sala di lettura, si recò nel cortile e si sparò un colpo di pistola alla tempia. Ancora adesso ci domandiamo il perché.

Il suddetto, originario, lettore patologico si recò un giorno alla Biblioteca Centrale della sua città a cercare un libro d’arte e successe che….(continua).

Postato da: FMP a 07:09 | link | |

domenica, 16 ottobre 2005

Appendice quarta ovvero tra moglie e marito non metter il libro

L’inizio fu splendido. Una mostra di Guttuso a Palazzo Comitini. Poi arrivò il momento dei regali….cosa scegliere? Scelsi col cuore : un libro. Era appena uscito, in italiano, L’amante della Marguerite Duras. Le portai quello. Fecero seguito libri d’arte, saggi di storia, romanzi e tante altre cose. Ma come ogni cosa bella arrivarono momenti di maggiore difficoltà. Mi accorgevo che le mie scelte non suscitavano più alcun entusiasmo e anzi la indispettivano un po’. Saltiamo a piè pari all’oggi. Accanto al nostro letto ci sono due comodini coordinati ma diversi. Il mio è stretto e alto, il suo più basso e più largo. Sul mio ci sono una quarantina di titoli (i libri mi danno sicurezza e conforto anche durante il sonno) : Rankin, Dante (3), J.S.Foer(2), Di Cara(2), Colaprico, Simenon, Pirandello, Auster, Persson(2), Comisso, Travaglio, Prosperi, Carofiglio, Doody, M.Pye, Farinetti, C.Ruiz Zafòn, Scorsese, guide varie, Cicerone, Gebbia, C.Whitehead, Kundera, una monografia su Pontormo, la versione economica del catechismo ratzingeriano, ecc. Haringblog11Sul suo invece libri di diritto, di cucina regionale, uno sul teatro dei Magazzini(ex Criminali), uno di Settis, un paio di Wu Ming e rivistame vario. Con gli anni le nostre scelte si sono diversificate mentre prima erano quasi coincidenti. Ora ci si chiede…sono i libri che ci stanno conducendo verso strade diverse o al contrario le strade si sono diversificate per i fatti loro e i libri riflettono questo divergere dei percorsi? Mah…nel dubbio rispolvero il vecchio detto : la somma di due non è uno…ma uno più uno. Manteniamo le diversità e salvaguardiamole. Ci serviranno in vecchiaia.

Postato da: FMP a 14:48 | link | |

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