Ero un altro, prima

Una vecchia storia, la stessa, sempre nuova, prima non eravamo, e adesso...sì.

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mercoledì, 30 novembre 2005

Appendice diciassettesima ovvero di come il lettore patologico “nacque" filosofo (’82-’83)

La mia adolescenza l’ho consumata a girare i tuoi libri al contrario, all’ingiù(Perturba)

Here is a looking glass, what do you see…there nothing here but me; there was a wishing well I jumped into...nothing came true(D. Berkeley)

All’improvviso, ma non tanto, l’illuminazione. Dopo tante idee e tante proposte decido che la tesi in psicologia non fa per me e nemmeno quella in letteratura italiana…scelgo un ibrido : narratologia (non domandatevi cos’è ... meglio non sapere, in certi casi) e mi affido al mio docente di Storia della Filosofia (un boss, da noi, pur se proveniente da altra regione d’Italia) e al suo allora assistente palermitano (che adesso è anche lui ordinario di Storia della Filosofia da qualche parte). Mi seguono, mi considerano, mi coccolano, mi leggono e non c’è niente di meglio che la considerazione e l’attenzione dei maestri. Seguo un sacco di incontri con illustri accademici che vengono in loco...da Le Goff a U. Eco, da Hobsbawn a Delogu (studioso autorevole di Yeats) e poi tanta altra bella gente...mi confronto, ogni tanto ci sbatto la zucca ma sono abbastanza caparbio, allora lo ero, almeno. Oltre a simpatiche materie secondarie, come  Filosofia Moderna e contemporanea, Teatro e Spettacolo o Storia delle dottrine politiche (che meriterebbero un discorso a parte) lo scoglio principale di tutto il corso di studi è…Filosofia Teoretica. Basti solo dire che oltre alle incomprensibili lezioni del titolare si avvicendano nei seminari circa 8 assistenti diversi per leggere e spiegare, vivo-live, Locke e Leibniz, S.Tommaso e Hume, Hegel e Spinoza. IMG_0063comprLetti e commentati non da testi riassuntivi di Storia della Filosofia ma compulsando i veri testi degli antichi filosofi. Scelgo la strada della total full desperate immersion…nuotare o perire, che altre strade meno perigliose mi sono precluse. Al primo colpo, pur se con un voto non all’altezza della mia preparazione, supero lo sbarramento. Ormai la strada è in discesa. Alcuni saggetti che ho scritto su Joyce, Tolkien e Carroll faranno parte della tesi, il resto è pura “compilation”. Ma il destino ci mette lo zampone anche stavolta. Vengo inopinatamente chiamato a prestare il servizio militare pur avendo tutti i diritti di rimandarlo ad altra data. Non ci sono caxxi, devo partire per Taranto e rinunciare per il momento ad alcuni esami fondamentali, compreso quello del biennio di tedesco, che da qual momento abbandonerò al suo destino. Marileva, Maricentro. Torno dopo qualche giorno, nottetempo, perché i diplomati vengono in gran parte rimandati a casa. Ma le sessioni per le quali ero preparato sono saltate. Mi arrangio alla meno peggio e trascorro un’estate a preparare l’assalto finale al quarto anno.

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martedì, 29 novembre 2005

Appendice diciassettesima ovvero di come il lettore patologico “nacque" filosofo (’81-’82)

GADJI BERI BIMBA CLANDRIDI
LAULI LONNI CADORI GADJAM
A BIM BERI GLASSALA GLANDRIDE
E GLASSALA TUFFM I ZIMBRA(T.H.)

La cosa più bella che mi è accaduta quell’anno? Sicuramente la scoperta del tè con i “pan di stelle”, appena usciti sul mercato. Non scherzo. Nell’anno precedente avevo provato a studiare con un buon numero di fanciulle ma se c’è una cosa, tra le tante possibili, che non riesce granché bene a due fanciulli di sesso opposto (diciamo un maschietto e una femminuccia, va) quella è studiare. Riesco a stabilire un record. Studio con 6 ragazze diverse e non riesco a sostenere l’esame (universitario ... maliziosi .. che avevate capito?) con nessuna di queste. Sono costretto, a mò di sposo abbandonato sull’altare, ad andare a dare l’esame sempre solo soletto. Quale fu allora la mia sorpresa nell’imbattermi nell’anno successivo in una che, invece, mi andava a genio sotto tutti i punti di vista. E dire che avevamo avuto, anni prima, rapporti poco idilliaci perché eravamo, entrambi, i migliori amici di una terza persona della quale ci contendevamo i favori amicali. IMG_0083comprFatta fuori la terza incomoda invece il nostro rapporto filava a meraviglia. Completamente diversi per carattere (ma dello stesso segno) io introverso lei anche troppo frizzantina, io niente amici, lei ne aveva uno dietro ogni angolo, ci completavamo a vicenda. Abitava in una bella villa a Mondello, cani, gatti e … merenda con ”pan di stelle”. Heidegger, il Kant della Critica del giudizio, i rapporti tra la letteratura italiana e quella angloamericana nel ventennio 1930-1950, la psicanalisi spiegata da Musatti, filosofia del linguaggio e linguistica generale e tante altre cose filavano lisce, inaspettatamente. Cominciavo a dare un po’ di credito al mondo degli umani, che cominciava, piano piano ad accordarsi con quello dei libri. Iniziai a studiare tedesco al Goethe Institut, comprando libri, in estate, in una piccola libreria dalle parti del Centre Pompidou. Facevo lezioni private nei pomeriggi liberi e dilapidavo i guadagni acquistando ogni sorta di libri, soprattutto filosofia e linguistica. Fu un periodo discreto. L’amore aspettava fuori dalla porta, i libri mi davano tranquillità, il prof. di Storia della Filosofia leggeva i primi saggetti (insulsi) che scrivevo e nell’ambito universitario dettavo legge restando sempre in prima fila ai seminari cercando, ma era un gioco delle parti (lo sapevamo bene), di mettere in difficoltà il mio prof con domande sapute e intriganti. Come sempre accade, l’anno successivo fu tutta un’altra cosa.

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lunedì, 28 novembre 2005

Appendice diciassettesima ovvero di come il lettore patologico “nacque" filosofo (’80-’81) - seconda parte

"Strange...I've seen that face before"(Grace Jones)

 "Ma no...son proprio io, lo specchio ha la mia faccia"(I.Fossati)

“In qualunque modo e con qualunque mezzo una conoscenza si riferisca ad oggetti, quel modo, tuttavia, per cui tale riferimento avviene immediatamente, e che ogni pensiero ha di mira come mezzo, è l'intuizione.” Ripetetelo come una melodia, un mantra, una filastrocca per bambini. Segnatelo in rosso e blu mille volte. Svegliatevi la notte con queste parole scolpite nella mente. Imparate ad aprire il libro alla cieca e beccate al primo colpo questa frase. Cercate all’interno del libro quante volte lo stesso concetto viene espresso nello stesso modo, e quante altre volte invece viene contraddetto dallo stesso autore. Adesso lo ripeto in lingua originale, ascoltate. “Auf welche Art und durch welche Mittel sich auch immer eine Erkenntnis auf Gegenstände beziehen mag, es ist doch diejenige, wodurch sie sich auf dieselbe unmittelbar bezieht, und worauf alles Denken als Mittel abzweckt, die Anschauung.” Una poesia. Il professor A.P. è un affabulatore. Ma ha un testo davanti e deve demolirlo per ricondurlo a sé. Il povero traduttore-traditore (già bello e defunto) viene continuamente denigrato. Penso che se voglio arrivare a metter in discussione quanto dice A.P. devo imparare tutta la Critica della ragion pura a memoria, anzi devo conoscere anche il testo in tedesco, visto che è proprio la mancata corrispondenza tra il testo originale e la “sciagurata” versione italiana che dà fastidio al professore. Per quell’anno non sarà possibile. Studio anche Storia medievale (con un bellissimo corso monografico su “magistrati e streghe nella Francia del ‘600”, Mandrou docet) e Letteratura Italiana I. Qui il professore M. ci insegna a vedere i rapporti tra Carnevale e letteratura come una diretta conseguenza delle teorie bachtiniane sul rovesciamento operato in ambito letterario (il famoso mondo alla rovescia) e a leggere Boccaccio e Pirandello in chiave carnevalesca. Ride lui stesso mentre legge, con pesante accento siciliano, Ser Ciappelletto e Andreuccio da Perugina. Anche Psicologia I mi impegna parecchio ma con la mia passionaccia psicoanalitica c’entra poco o niente. C’entra molto, con la psicanalisi, invece, il fatto che i pochi legami che precedevano il mio ingresso in facoltà vanno a rotoli e che nonostante tutto conosco e apprezzo tanta gente nuova. Dai più vengo invece ricordato come quello che si alzava durante i seminari e faceva il saputello a sproposito. Devo ancora crescere. Non si può piacere a tutti. Ma con una sequenza di 30 e lode e qualche 30 si conclude questa prima faticosa annata. La vita sentimentale è finita nel cesso ma mille libri mi sono apparsi dinanzi agli occhi. E ne faranno arrivare mille altri, ancora.

IMG_0191compr

(Segue)

Postato da: FMP a 07:46 | link | |

venerdì, 25 novembre 2005

Appendice diciassettesima ovvero di come il lettore patologico “nacque" filosofo (’80-’81) - Prima parte

Ogni fondo,

in fondo,

è una rincorsa

per chi ha fiato

ancora

da buttare (T.Cerasuolo)

Uscito dallo scientifico col massimo dei voti, il lettore ingordo riuscì in quel breve volgere dell’estate ’80 (cit.) ad inimicarsi (e te pareva!) quei pochi compagni di merende con cui trafficava dalla scuola media. Ad alcuni disse esplicitamente “non abbiamo più nulla da dirci”. Altri giocarono d’anticipo e lo fancoolizzarono di brutto. Altri/e ancora preferirono iscriversi in fisica a Pisa piuttosto che avere ancora a che fare con lui (salvo ripensarci l’anno successivo e preferire una più tranquillizzante “Farmacia”, in loco). Il lettore patologico cercò di prendere una normale borsa di studio alla Normale in Storia, senza ovviamente cavare un ragno dal buco, che proprio quell’estate nulla andò per il suo verso. stella1comprOvvero, egli ebbe la fortuna di non fare quello che aveva fatto l’anno precedente e che fece per i cinque anni successivi : arrivare a Bologna, direzione Parigi, la mattina di ogni due agosto dal ’79 all’85, escluso quell’ anno. Spiegare perché sarebbe lungo. Diciamo che una botta di “suerte” capita a tutti. Si trovò così a decidere (chè gli amati genitori mai e poi mai lo avrebbero mandato, negli anni di piombo, a studiare psicologia, suo primario obiettivo, a Padova…) una soluzione di ripiego (come spesso è accaduto nella sua esistenza) e cioè iscriversi in Filosofia nella sua città natale. Unica conoscenza una compagna di classe con la quale mai aveva legato e una cugina che gli darà filo da torcere . Lo lasciamo allora, per il momento, nel mese di ottobre poco prima dell’ingresso nell’aula magna per la lezione di Storia della Filosofia I, professore A.P.(continua).

Postato da: FMP a 07:14 | link | |

giovedì, 24 novembre 2005

Continuo imperterrito a ricordare al gentile pubblico che mi si può trovare, anche ma non solo, in questo luogo, virtuale.Merci.You're welcome.

Postato da: FMP a 07:38 | link | |

martedì, 22 novembre 2005

Appendice decimosesta-parte terza e finale

 

Un’altra trilogia. Scritta e pubblicata in Francia, sempre negli anni ’90, in Italia apparsa in questi ultimi anni. L’autrice è una militante sindacale, e docente di Storia economica, che conosce bene le periferie e la società francese (andrebbero letti alla luce dei recenti fatti, questi suoi libri) e le descrive in tre “gialli”, tre polizieschi che hanno come protagonista un commissario della Narcotici del II arrondissement (il “Sentier”) . I poliziotti descritti in questi “noir” sono molto simili ai delinquenti che perseguono e il confine tra moralità, legalità e delinquenza e malaffare è molto sottile. Il protagonista, omosessuale, approfitta, tra l’altro, della sua carica di commissario per aumentare il suo ascendente (nel primo romanzo della serie) su un giovane ragazzo turco che può aiutarlo nelle sue indagini, senza preoccuparsi troppo del fatto che il suo ruolo gli imporrebbe un certo distacco e che le prestazioni sessuali che ottiene non sono del tutto “spontanee”. Ci sono molti momenti in cui la malinconia diventa l’elemento centrale delle storie e aumenta la tonalità b&w dell’ambientazione, ma la durezza delle storie e la violenza (molto realistica in alcune descrizioni) tendono a prevalere. autoritratto giovanile mapple-braccioE’ interessante notare che se pure l’omosessualità del commissario tenda ad essere sfruttata dai suoi “nemici” per metterlo in cattiva luce (segno di una non perfetta integrazione tra ruolo pubblico e comportamenti privati, che tendono ad essere tenuti segreti, comunque), dall’altro lato questo aspetto non pregiudica l’ascendente e l’affidabilità del suo ruolo, ad esempio, all’interno della squadra, e quindi il fatto che i suoi uomini, pur se etero, non vedono nella sua omosessualità un segno di debolezza, che possa in qualche modo pregiudicare la sua statura di poliziotto. Quindi, diciamo, che qui viene fuori una integrazione a metà, inficiata da una parte della società che tende a resistere alla cultura omosessuale emergente, mentre un’altra parte è più favorevole ad una spontanea e non forzata accettazione del poliziotto omosessuale, pur con le contraddizioni presenti nel personaggio protagonista. Di recente il giornalista americano Andrew Sullivan ha pubblicato un articolo, apparso in Italia sul Corriere della Sera del 29 ottobre, nel quale (sintetizzo all’estremo) riferisce che, nella società americana, l’integrazione della cultura omosessuale ha comportato (o sta comportando) una scomparsa della cultura stessa, fagocitata dal mainstream. In Italia sicuramente una integrazione del genere è di là da venire ma è giusto porsi una domanda : è corretto individuare come obiettivo l’accettazione della propria cultura in termini di scomparsa di essa all’interno della cultura dominante o è una strada migliore quella di mantenere le proprie specificità col rischio di non essere mai considerati perfettamente assimilati dalla società nella quale si vive? E, per venire a noi, è meglio che in un romanzo l’omosessualità sia presente senza far notare la propria presenza o al contrario è più opportuno farsi notare e risaltare sulla “normale” presenza eterosessuale?

 

I romanzi di cui si è parlato sono :

 

1) Scuola di nudo - Walter Siti- Einaudi

 

2) (Un delitto fatto in casa - L’isola che brucia - Lampi nella nebbia) - Gianni Farinetti-Marsilio

 

3) (Il sentiero della speranza - Il bicchiere della staffa - Curva Nord) - Dominique Manotti - Marco Tropea editore

Postato da: FMP a 08:35 | link | |

lunedì, 21 novembre 2005

Appendice decimasesta- seconda parte

 

Una trilogia. Pubblicata tra il 1995 e il 2000 ed ambientata tra Langhe, Costa Azzurra, un'isoletta sicula con un vulcano e Torino. Che poi in effetti non di una trilogia vera e propria si tratta ma di tre libri, dello stesso autore, pubblicati dallo stesso editore, accomunati da un impianto di tipo giallistico e con alcuni personaggi secondari del primo libro che diventano protagonisti nel secondo e nel terzo. Uno sfondo omogeneo, una comunità di persone tanto ampia che l’autore ha inserito nella parte iniziale del libro un elenco tipo “personaggi ed interpreti”, che consenta al lettore di orientarsi meglio. La gradevolezza e la precisione delle descrizioni e la capacità dell’autore di congegnare un meccanismo perfetto nel quale la vicenda viene sceneggiata come se si trattasse di un serial televisivo (meglio ancora radiofonico...penso a certi radio-gialli di qualche anno fa) sono gli elementi di maggiore interesse. Certo, ad un primo approccio, chi non è abituato a questi cambi repentini di scenario e di personaggi che si inseguono continuamente nello svolgimento del giallo, può rimanere un po’ spiazzato, chi invece apprezza questa tecnica, grazie alla quale il narratore riesce a reggere le fila di una trama così complessa, rendendo continuamente partecipi i lettori di tutti gli sviluppi, sarà intrigato dalla maestria tecnica dell’intreccio. callamapplethorpeMolti personaggi, nei tre libri, sono dichiaratamente omosessuali, ma l’omosessualità, e questo è secondo me l’elemento nuovissimo e addirittura innovativo dei libri di questo autore (anche dei più recenti), non ha alcuna importanza nel contesto della storia. Sia le coppie omosessuali che i single che agiscono nella vicenda sono personaggi come gli altri, non hanno alcunché di morboso o di diverso e risultano del tutto inseriti nei contesti sociali e familiari nei quali si trovano a vivere.  La loro “diversità” non ha niente di appariscente e non li distingue in alcun modo dagli altri personaggi. Ad un pubblico di lettori abituato all’omosessuale come personaggio sopra le righe, travagliato o comunque all’omosessualità inserita nella storia per dare colore o significato alla vicenda, il perfetto inserimento nel contesto risulta spiazzante. Questo vuol dire che esiste, o è esistito finora, un orizzonte delle attese che ci ha indirizzato in questa direzione. Bene, in questi libri la faccenda non suona affatto (io credo programmaticamente) così e nella terza e ultima parte di questa sedicesima appendice vedremo perché.

Postato da: FMP a 09:40 | link | |

venerdì, 18 novembre 2005

Appendice decimasesta ovvero di come il lettore patologico si accorse di somigliare a quelli diversi da lui (prima parte)

 

Meglio non lasciarsi fuorviare dal titolo ambiguo e gaiamente pruriginoso, che qui di ambiguità e “diversità”, sostanzialmente, non si parla. Il fatto è che, ad un certo punto, il lettore patologico e ingordo si è imbattuto in forme letterarie in cui la tematica omosessuale era determinante e non solo un elemento di contorno. Si potrebbe discutere sul fatto che, da un certo momento in poi, i libri, soprattutto i romanzi, in cui i personaggi principali erano omosessuali si sono sprecati e sono diventati quasi una moda. Ma il discorso non è questo. E non è neanche il tentativo di stabilire una storia della tematica sessuale (etero vs. omo e viceversa) nel romanzo dalla metà degli anni ’70  ad oggi. Queste cose le lasciamo a qualcun altro. Il fatto è che all’interno di una struttura codificata l’inserimento di questo tema ha avuto, certamente, una grande importanza, anche negli sviluppi futuri, cioè odierni, del romanzo. Ad esempio, questo primo romanzo, di cui si parla oggi, è uscito negli anni ’90 e affronta, riassumendo alla grande, la crescita intellettuale, morale, umana di un docente universitario (autore e personaggio tendono ad identificarsi) in un arco di tempo nel quale anche l’Italia ha conosciuto momenti di crescita ma anche di involuzione, di degradazione. mapplethorpe-tulip5Apparentemente l’esperienza omosessuale, centrale nello svolgimento della storia, pur se parallela rispetto alla vita “pubblica” del personaggio, gioca un ruolo marginale. Ma il margine è anche legato alla emarginazione, voluta, più che alla marginalità vera e propria, cioè al tentativo di affrontare la vita pubblica mantenendo, con difficoltà, il proprio privato fuori dalla porta. Tentativo che ovviamente è destinato a fallire, o quantomeno ad entrare in crisi, perché l’unicità dell’individuo fa sì che la schizofrenia di una vita trascorsa a fotografare culturisti di scarsa cultura (ma che in alcuni frangenti dimostrano più acume del personaggio principale), collezionare filmini porno datati, cercare avventure effimere negli ambienti più impensabili e sordidi, mal si concili con una facciata pubblica fatta di “rispettabilità”, convegni universitari e pubblicazioni poetiche e critiche. Insomma qui la pratica omosessuale non permette, all’apparenza, al personaggio-autore di integrarsi facilmente con l’ambiente nel quale vive, non gli permette di coltivare serenamente le amicizie “normali”, non gli consente un approccio con le persone che si trova a frequentare ogni giorno tale che l’accettazione della sua, pretesa, ”diversità” lo faccia rientrare nella, pretesa, normalità della maggioranza. E’ superfluo sottolineare, ma è giusto ribadirlo, che al di là di curiosità biografiche legate alle somiglianze tra l’autore e il personaggio, quello che conta (in un romanzo coltissimo e raffinatissimo, dal punto di vista letterario) è il tentativo di mostrare come le due facce della medaglia, pubblica e privata, cozzino spesso e che una integrazione dei due aspetti, sia da parte del mondo circostante, ma anche nella personalità del protagonista, fatichi ad essere raggiunta. Ma non sempre le cose, come vedremo, nel romanzo, vanno così.

Postato da: FMP a 07:51 | link | |

martedì, 15 novembre 2005

Appendice 15esima ovvero di come il lettore patologico si illuse che niente avesse mai, davvero, fine

Conticuereomnesintentiqueoratenebant

Per un momento, un solo momento, il continuum si arresta, la realtà, continua, si ferma e tutto diventa prima epica, poi teatro, poi cinema.  Tutto.è.per.un.attimo.discreto. Poi riprende velocemente, a precipizio. In letteratura, in quella classica in particolare, come ci insegna la filologia, tutto scorre incessantemente (da qui alcuni “equivoci” linguistici, come quelli del sandhi). In questo verso iniziale del II libro dell’Eneide (ma è esattamente lo stesso per l’Ulisse che racconta la sua storia in casa dei Feaci), tutti fanno silenzio e tendono il viso verso chi in quel momento incarna la Storia , il Racconto, la Narrazione che si fa Evento, Accadimento. E facciamo silenzio anche noi ritenendo che la letteratura, anche per un solo attimo, possa fermare il tempo e darci la possibilità di raggiungere Dio e la sua grandezza. Arrestare tutto, essere discreti e non continui, mortali, de-peribili, in attesa di scadenza. IMG_0043comprE’un sogno come tutta l’arte, che si chiami cinema, teatro, poesia, canto, pittura. E’ il vecchio sogno di chi sa di avere un “orologio falso americano che misura il tempo e tempo non c’è più”. Tutto ci scorre davanti come il fiume di Eraclito e noi cerchiamo di immergere le mani e i piedi in questo continuo ed incessante, logorroico, fluire e vorremmo mettere dei punti, delle crasi, delle parentesi, delle virgole, persino, in quello che invece scivola via veloce. E quindi, grazie ad un trucco, sopravvivere a noi stessi. Il lettore ingordo si è illuso, e beato, dei rari momenti di discrezione che gli sono stati donati. Il rumore del continuo è stato per brevi istanti sconfitto. La pace del vuoto temporale, che tutti cerchiamo, è stata conquistata in maniera quasi inattesa, per poi sparire via, altrettanto improvvisa. Ma sappiamo che, forse, si può riprovare. E ritrovare quei momenti .

"Sic pater Aeneas, intentis omnibus, unus

 

Fata renarrabat divum cursusque docebat.

 

Conticuit tandem factoque hic fine quievit”

 

“Cosi il padre Enea, mentre gli altri sono in ascolto attento, da solo/I fati divini narrava e le vie insegnava./Infine tacque e qui pose un termine al racconto ed ebbe quiete” (Eneide, III 716-718)

Postato da: FMP a 12:46 | link | |

lunedì, 14 novembre 2005

Appendice quattordicesima ovvero infinite sono le vie del lettore

Anni fa Deleuze e Guattari sfornarono un bellissimo libretto intitolato Rizoma (più volte citato, indirettamente) nel quale, tra l’altro si sviluppava l’idea che a volte, le vie per giungere allo stesso risultato non sono affatto rettilinee, logiche, ovvie ma, come le ramificazioni rizomatiche, ogni libro è connesso a tutti gli altri , come nella biblioteca di Babele o in quella del Nome della Rosa . Questo libriccino, da me comprato due volte, risulta attualmente irreperibile nella mia biblioteca “virtuale”(virtuale in quanto la dispersione non mi consentirà mai più di avere tutti i miei libri riuniti insieme), e credo mai più ripubblicato, nella veste originaria, dal momento che l’editore ha tirato le cuoia, editorialmente parlando. cavolo compr

Dicevo, spesso le vie per raggiungere un risultato sono molto diverse e convergono verso lo stesso punto-meta-risultato. Altre volte, come nel fenomeno fonosintattico del sandhi (nel quale due frasi, ad esempio, possono essere lette in maniera foneticamente identica, ma avere significati assolutamente diversi), la medesima via porta a mete distinte e separate. Il lettore ingordo sa bene di essere, in un certo senso, un privilegiato, che per lui il saltabeccare da un libro ad un altro, da un genere ad un altro, da una passione (spesso temporanea come Achille) ad un’altra è una necessità che va assecondata e anzi sollecitata. E’ pur vero che chi intraprende un viaggio ponendosi un obiettivo e una serie di tappe intermedie ha più possibilità di arrivare al risultato cercato piuttosto che serendipiticamente balzellare da un ramo all’altro senza sapere bene che cosa si troverà il giorno dopo. Devo dirla tutta? Io non potrei non essere rizomatico e sandhinista, ma invidio lo stesso quelli che hanno la testa sulle spalle e riescono a fare in maniera rettilinea la strada maestra. Buon per loro…e male per me!

Postato da: FMP a 12:19 | link | |

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